Ben ritrovati

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Paracadutato con paracadute mezzo chiuso nel mondo sconosciuto, flebo, sala operatoria, emoglobina bassa, infermierine pazientissime e paterni barellieri, e poi fisioterapisti come allenatori di calcio, amici e dottori amici, colleghi, batteristi settantenni affettuosi e partecipi, e compagni di stanza dolenti e meravigliosi, da Alessandro la macchina umana a Christian, il rumeno col piede tranciato, che si presenta un mattino con un panino in omaggio, tu buono con me, mangia!, al grande Arturo Pezzi, novant’anni, cacciatore e pescatore trentino, solenne e riverito come un papa, all’incauta infermiera che lo apostrofava con un ‘Arturo bello duro!’ ai limiti della decenza, lui rispondeva eh, m’è scapà l’usel, l’è andà via… per dire della classe vecchia scuola, insomma scaraventato nella dimensione parallela che dovrebbe per decreto sostituire il militare, come impagabile lezione di vita, ritorno finalmente alle cose mie, un concerto esperimento con Pepe Ragonese al Masada, su elettronica di Branca, e un concerto con la Tony Arco Eleven Plus. Ben ritrovati, dunque.



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